Quanto costa davvero introdurre la tecnologia BIM in uno studio tecnico di 2-5 persone? Il conto corretto comprende software, postazioni, formazione, ore improduttive, librerie, condivisione dei dati, coordinamento e assistenza. Il prezzo dell’abbonamento è soltanto la prima voce.
Sul foglio del titolare conviene annotare quattro fatture, reali o interne: quella firmata all’acquisto, quella del primo mese improduttivo, quella della prima commessa condivisa e quella del primo aggiornamento annuale. È su queste quattro scadenze che si misura lo scarto tra il preventivo iniziale e il costo totale di adozione.
Che cosa significa adottare la tecnologia BIM
BIM significa Building Information Modeling. In termini pratici, è un metodo per creare e gestire un modello digitale dell’opera insieme alle informazioni che servono per progettarla, coordinarla e aggiornarla.
Il modello può essere usato per produrre elaborati, estrarre quantità, verificare incongruenze e condividere revisioni. Il vantaggio atteso è una gestione più ordinata delle informazioni. Può ridurre rifacimenti e passaggi manuali, ma soltanto se dati, responsabilità e procedure sono definiti.
Una segnalazione dell’AGCM relativa alle gare di acquisto BIM richiama proprio questo punto: adottare il metodo non equivale a comprare un singolo programma. Entrano in gioco processi, ruoli e modalità di gestione. Uno studio può quindi avere tutte le licenze e continuare a lavorare in modo frammentato.
Gli strumenti normalmente coinvolti hanno funzioni diverse:
- un programma per creare e modificare il modello;
- strumenti per visualizzare, verificare e confrontare i file;
- un ambiente di condivisione dati, cioè uno spazio organizzato per documenti, versioni e approvazioni;
- procedure per nominare, archiviare e consegnare i contenuti;
- sistemi di assistenza, salvataggio e controllo degli accessi.
Il primo errore di preventivo consiste nel considerare solo il primo elemento.
Le quattro scadenze che formano il costo reale
Firma dell’abbonamento: licenze, workstation e rete
La prima fattura contiene le voci più facili da vedere. Ci sono l’abbonamento o la licenza, gli eventuali moduli aggiuntivi e i servizi iniziali. Prima della firma bisogna però controllare se le workstation reggono i modelli previsti e se la rete consente di spostare e sincronizzare i file senza continue attese.
Il computer che apre un disegno bidimensionale senza problemi può diventare lento con modelli più pesanti. Il costo non riguarda solo il tempo di apertura. Una postazione inadeguata rallenta salvataggi, verifiche, esportazioni e riunioni con il cliente.
Va verificata anche la conformità delle licenze. Occorre sapere chi può usare il programma, su quali dispositivi, con quali credenziali e per quali attività. Acquistare un accesso e organizzare il lavoro come se fosse disponibile a tutta la squadra espone a blocchi operativi e contestazioni contrattuali.
Primo mese: formazione e ore sottratte alle commesse
La seconda fattura spesso non arriva da un fornitore. Compare nel consuntivo delle ore. Durante l’avvio, le persone seguono corsi, provano procedure, correggono modelli e cercano comandi. Quelle ore non vengono dedicate alle commesse già a portafoglio.
La formazione generica insegna a usare lo strumento. Lo studio deve poi tradurla nel proprio lavoro: tipi di elaborato, livelli di controllo, denominazione dei file, responsabilità e modalità di consegna. Sono due attività diverse e vanno preventivate entrambe.
Per misurare questa scadenza basta registrare, per ogni persona, le ore dedicate a corso, prove, assistenza interna e rifacimenti. Nasconderle dentro le normali ore di progetto rende il BIM apparentemente economico, ma falsifica il margine delle commesse.
Prima commessa condivisa: librerie, scambi e coordinamento
La terza fattura arriva quando il modello deve uscire dallo studio. È il momento in cui emergono incompatibilità, dati mancanti, versioni duplicate e responsabilità poco chiare.
Le librerie sono raccolte di oggetti e informazioni riutilizzabili. Se non sono pronte, ogni tecnico costruisce componenti, proprietà e codifiche mentre lavora sulla commessa. Il costo finisce così nel progetto e viene scoperto quando la scadenza è già vicina.
L’interoperabilità, cioè la capacità di scambiare dati tra strumenti diversi, deve essere provata prima della consegna. Aprire un file non dimostra che lo scambio funzioni. Bisogna controllare se geometrie, attributi, classificazioni e revisioni restano leggibili nel sistema del destinatario.
In uno studio di tre persone, per esempio, si può assegnare a una persona la modellazione, a una la verifica e a una la gestione delle consegne. Se nessuno ha l’incarico di controllare versioni e richieste del committente, tutti intervengono e nessuno chiude il problema.
Primo aggiornamento annuale: rinnovi, assistenza e manutenzione
La quarta fattura chiarisce se il preventivo iniziale era realistico. Oltre al rinnovo del software possono comparire aggiornamenti delle workstation, spazio di archiviazione, assistenza, nuova formazione e manutenzione delle librerie.
Un aggiornamento può inoltre richiedere prove sui file esistenti e sulle esportazioni. Installarlo alla vigilia di una consegna senza verifiche è una scelta rischiosa. La procedura prudente prevede una copia di prova, il controllo dei risultati e una data concordata per il passaggio.
Le librerie non sono un bene finito una volta per tutte. Vanno corrette quando cambiano le richieste del committente, i dati da consegnare o le procedure interne. Anche questa manutenzione deve avere un responsabile e un monte ore registrato.
Quali costi nascosti controllare prima della prima commessa
I costi sommersi diventano visibili quando si trasformano in ritardi. Una verifica preventiva costa meno di una correzione fatta durante una consegna condivisa.
- Prestazioni delle postazioni: provare un modello simile a quello previsto, senza basarsi soltanto sui requisiti minimi dichiarati.
- Rete e archiviazione: verificare tempi di sincronizzazione, copie di sicurezza, accessi e recupero delle versioni.
- Ambiente di condivisione dati: stabilire chi pubblica, chi approva e quale versione vale.
- Librerie: distinguere gli oggetti necessari subito da quelli che possono essere creati quando esiste una commessa pagata.
- Interoperabilità: eseguire una consegna di prova con gli strumenti effettivamente usati dagli altri soggetti.
- Assistenza: chiarire tempi, canali e attività comprese nel contratto.
- Licenze: confrontare utenti previsti, dispositivi, accessi contemporanei e condizioni d’uso.
- Ore interne: registrare formazione, coordinamento, prove e rifacimenti con una voce separata.
Un preventivo serio divide inoltre le spese in tre gruppi: investimento iniziale, costo ricorrente e costo per singola commessa. Questa distinzione evita di caricare tutto sul primo lavoro oppure, al contrario, di ignorare le spese che si ripeteranno ogni anno.
Ruoli BIM: chi deve fare cosa in un piccolo studio
Uno studio ridotto non deve per forza creare molte posizioni separate. Deve però assegnare funzioni chiare. I nomi dei ruoli possono cambiare in base all’organizzazione e ai documenti della commessa; le responsabilità operative restano.
- Qualcuno crea e aggiorna i modelli secondo le regole concordate.
- Qualcuno controlla qualità, completezza e coerenza dei dati.
- Qualcuno coordina gli scambi con progettisti, imprese e committente.
- Qualcuno amministra accessi, versioni, pubblicazioni e archivi.
- Il titolare decide tempi, investimenti e criteri per accettare una commessa BIM.
La stessa persona può coprire più funzioni, ma deve sapere quando sta modellando e quando sta verificando. Il controllo eseguito dalla stessa persona, nello stesso momento e senza una lista di riscontro tende a lasciare passare gli errori già dati per corretti.
Prima di assumere o acquistare altra consulenza conviene leggere i requisiti delle commesse raggiungibili. Formare tutto il personale su ogni funzione produce un costo elevato e competenze usate raramente. Per attività occasionali, il supporto esterno può essere più prudente, purché siano definiti consegne, proprietà dei file, assistenza e responsabilità.
Obbligo BIM negli appalti pubblici: soglia ed eccezioni da verificare
Dal 2025 l’obbligo BIM negli appalti pubblici riguarda in via generale opere sopra i 2 milioni di euro. La soglia è stata innalzata rispetto al precedente limite di un milione dal correttivo al Codice dei contratti pubblici. Le eccezioni e le condizioni applicabili vanno comunque verificate sul testo vigente e sui documenti della singola procedura.
Le ricostruzioni pubblicate da Tuttogare e TreDigital aiutano a seguire il passaggio normativo, ma per decidere se partecipare valgono il bando, il capitolato e gli atti richiamati. Lo studio deve controllare quali modelli, dati, formati, procedure e figure siano richiesti, senza dedurli dalla sola presenza della parola BIM.
La dimensione del mercato potenziale spiega perché molti piccoli studi stiano valutando l’investimento. CresmeDaily stimava circa 5.000 procedure annue sopra il milione di euro. Con quella soglia, i progetti BIM sarebbero quintuplicati; con il limite a 2 milioni, l’aumento sarebbe stato soltanto triplo. È una stima di scenario, non una garanzia di incarichi per il singolo studio.
L’obbligo normativo, inoltre, non rende automaticamente conveniente ogni acquisto. Uno studio che lavora quasi soltanto su commesse escluse da quella fascia deve valutare richieste dei clienti privati, collaborazioni e possibilità reali di accesso alle gare.
Come calcolare il pareggio prima di firmare
Il conto deve partire dal margine, non dal fatturato. Il margine aggiuntivo per commessa è quanto resta allo studio grazie ai nuovi incarichi o alle ore effettivamente risparmiate, dopo aver sottratto i costi diretti di quel lavoro.
La formula pratica è:
numero di commesse per il pareggio = investimento totale / margine aggiuntivo per commessa
Nell’investimento totale vanno inseriti licenze, hardware, rete, formazione, ore interne, librerie, ambiente dati, assistenza e avvio delle procedure. Nel margine aggiuntivo entrano soltanto benefici dimostrabili. Le ore promesse da una presentazione commerciale non sono un risparmio finché non compaiono nei consuntivi.
Se il margine aggiuntivo è nullo o negativo, il pareggio non esiste. In quel caso l’adozione può avere una ragione strategica, come accedere a determinate commesse, ma deve essere trattata come investimento a rischio.
Prima di firmare conviene preparare un progetto pilota limitato, una prova di scambio e un registro delle ore. Dopo la prima commessa, il preventivo va confrontato con i dati reali. È il modo più semplice per decidere se estendere il metodo, correggerlo oppure fermare altre spese.
Domande e risposte
Quanto costa un software BIM per un piccolo studio?
Non esiste un prezzo universale utile per decidere. Dipende da numero di utenti, durata, moduli, assistenza e condizioni della licenza. Il confronto corretto deve aggiungere workstation, rete, ambiente dati, formazione e ore improduttive. Chiedere soltanto il canone porta quasi sempre a sottostimare l’adozione.
Si può introdurre il BIM senza assumere nuovo personale?
Sì, se le funzioni vengono assegnate alle persone già presenti e il carico resta compatibile con le commesse. Occorre stabilire chi modella, chi controlla e chi gestisce dati e consegne. Per picchi o competenze usate raramente si può valutare supporto esterno, definendo prima responsabilità, file da restituire e assistenza.
La tecnologia BIM serve davvero a uno studio che lavora con clienti privati?
Può servire quando i clienti richiedono modelli coordinati, dati strutturati o collaborazione con altri progettisti. Non conviene automaticamente. Bisogna contare le commesse accessibili, il margine aggiuntivo e i costi ricorrenti. Un progetto pilota misurato offre una risposta più affidabile di qualsiasi promessa generale sul risparmio.
Da leggere anche: Aziende che assumono over 50: quando cercano davvero profili senior
Da leggere anche: Tecnologia assistiva: perché una postazione attrezzata può restare inutilizzabile
Da leggere anche: Tecnologia NFC: cos’è e come capire perché un pagamento non funziona